Qui a Rifugio Miletta, ogni giorno è una nuova avventura, piena di storie toccanti e momenti di straordinaria dedizione. Il nostro blog è uno spazio speciale, dove possiamo raccontare le nostre esperienze senza le limitazioni degli algoritmi dei social network.
In queste pagine, condividiamo i racconti degli animali che salviamo, le sfide quotidiane che affrontiamo e le vittorie che celebriamo. Qui possiamo entrare nei dettagli, raccontare le storie come meritano di essere raccontate, e portare alla luce ogni piccolo ma significativo momento della nostra missione.
Seguiteci per scoprire il cuore pulsante del Rifugio Miletta, dove ogni vita conta e ogni storia merita di essere condivisa.
C’è un momento preciso in cui un dibattito smette di essere un confronto e diventa un rumore di fondo, ed è il momento in cui le parole vengono svuotate del loro significato, rese elastiche fino a poter contenere tutto e il contrario di tutto, perdendo così la loro funzione originaria: quella di orientare il pensiero,…
C’è una storia che ritorna sempre, cambia solo il paese e il numero. A volte sono 10 cavalli, a volte 30 agnelli, a volte 4 vitelli, a volte ventimila galline. Il copione è identico: un allevamento sta per mandare gli animali al macello, c’è pochissimo tempo, se qualcuno li prende prima, li può “salvare”. Il…
Il mondo è cattivo. Soprattutto con gli animali. Non voglio misurare la gravità del male, né stabilire una gerarchia di sofferenze. È naturale che, in quanto esseri umani, restiamo più colpiti dalle ingiustizie che feriscono la nostra specie, (per alcuni) la nostra etnia, la nostra comunità, i nostri vicini, le persone che amiamo. Ma se…
Il nemico “alieno” come costruzione sociale Ogni epoca ha bisogno di un nemico. Qualcuno da additare come responsabile dei nostri fallimenti, della nostra incapacità di governare le complessità. A volte questo nemico ha il volto dei migranti, altre volte di minoranze religiose o culturali. Oggi, più silenziosamente ma con uguale veemenza, il ruolo di capro…
Nel post precedente mi ero soffermato sul ruolo della politica e sul modo in cui, piegata al consenso immediato, essa preferisca concedere abbattimenti anziché investire in soluzioni durature. Questo paradosso si allarga oggi ad abbracciare un aspetto ancora più inquietante: non solo si continua a uccidere, ma si scelgono e si finanziano prevalentemente quegli Enti…
Nel post precedente mi ero soffermato su come la parola biodiversità sia diventata un feticcio retorico, evocata non per custodire la ricchezza del vivente, ma per giustificare la sua soppressione. Politici, agricoltori e cacciatori la brandiscono come un talismano che legittima i propri interessi, e la politica, a sua volta, l’ha trasformata in un passepartout…
È sufficiente pronunciarla per ottenere un alibi, una giustificazione, persino una licenza di uccidere. Politici, agricoltori, cacciatori la evocano come se fosse una reliquia, il santo graal, piegandola ai propri interessi. A quale parola mi riferisco? A “biodiversità“. “Si tutela la biodiversità abbattendo le specie invasive”, “si difende la biodiversità regolando il numero dei predatori”,…
Ci sono pensieri che si affacciano spesso alla mente, ma rimangono sullo sfondo. Li intuisci, li percepisci, ma restano sfocati finché qualcosa – o qualcuno – non li chiama per nome. A me è successo leggendo le parole di Viola, volontaria del mese di luglio 2025, che, dopo essere tornata a casa, ci ha scritto…
Dopo alcuni mesi difficili, le tre ragazze arrivate per il volontariato di luglio 2025 ci hanno fatto tornare il sorriso e, cosa ben più importante, la fiducia negli esseri umani. Questa è la lettera che Viola ci ha scritto dopo la sua partenza. Non è una testimonianza come tutte le altre… È un piccolo saggio…