Allertati da una segnalazione, siamo intervenuti in un allevamento di bovini ed equini da carne dove gli animali sono detenuti allo stato “semi-brado”. Nell’immaginario collettivo sono quegli allevamenti in cui gli animali, essendo liberi di muoversi, trascorrono un’infanzia dignitosa prima di essere macellati.

Abbiamo trovato puledri di pochi mesi agonizzanti, vitelli così debilitati da non reggersi sulle zampe, animali così magri da mostrare tutte le ossa dello scheletro, lasciati con pochissimo cibo e acqua a disposizione, senza alcun riparo dal sole, esposti a temperature di caldo record.

Questi animali hanno sofferto per la fame, per la sete, per le ferite non curate, sotto gli occhi di tutti, e sono morti nell’indifferenza comune, poiché “tanto erano solo carne da macello”.

Non ci siamo accontentati di denunciare questo inferno ma le nostre braccia si sono tese per portare fuori più animali possibile.

Per tutti gli individui che abbiamo incontrato in quel luogo di sofferenza, incrociando impotenti il loro sguardo, vogliamo giustizia.
Della vicenda si stanno occupando le Procure di Novara e Biella.

Gli animali che abbiamo soccorso

Marcello

Marcello è il primo vitello liberato dall’allevamento di bovini da carne. Nato con una grave deformazione degli arti anteriori è stato subito abbandonato a se stesso ed etichettato come scarto di produzione, non valendo nemmeno il costo di una eutanasia. Ma a volte una vita iniziata tragicamente volge verso un destino diverso. I suoi lamenti sono stati ascoltati e ora è salvo, libero di vivere la sua vita lontano da qualsiasi forma di sfruttamento e schiavitù. Marcello chiama in continuazione la sua mamma, ancora detenuta e prigioniera di quell’allevatore.

Il puledro col femore rotto

Un giorno siamo stati chiamati perché c’era un puledro a terra. Inizialmente pensavamo ad una colica, poi ci siamo accorti del femore fratturato.

Abbiamo ottenuto l’autorizzazione a portarlo in clinica… non è stato facile né sollevarlo e caricarlo sul mezzo di trasporto, né osservare la madre che si era avvicinata a lui per consolarlo dopo i tentativi di alzarsi sulle zampe non andati a buon fine. Una scena straziante.

L’abbiamo portato in una clinica specializzata in equini, inizialmente stava in piedi e i veterinari ipotizzavano vaghe possibilità di recupero, che però dopo due giorni sono svanite.

Due vitelle e la mucca cieca da un'occhio

In uno dei primi interventi nell’allevamento avevamo notato che una vitellina si era procurata uno squarcio notevole sulla schiena. Stava sempre assieme ad una mucca adulta, cieca da un’occhio, e sua figlia. Abbiamo ottenuto la loro custodia e le abbiamo trasferite presso il rifugio Jill Phipps, in provincia di Asti, assieme ad una donazione di € 1.600 per contribuire alle spese di trasporto e al mantenimento iniziale. Le hanno chiamate Blerina (la mamma cieca), Vesna (la figlia) e Black Metal Panda (la vitellina con lo squarcio). Le loro condizioni sono in rapido miglioramento. Tranne la foto dello squarcio, le altre sono state scattate al rifugio Jill Phipps.

La mamma di Marcello

Abbiamo cercato la mamma di Marcello all’interno dell’allevamento. L’abbiamo trovata, magrissima. Siamo riusciti ad ottenere l’autorizzazione per spostarla e l’abbiamo portata a Rifugio Miletta. Appena arrivata è subito corsa verso il fieno, assaporandone avidamente la fragranza. Poi ha fatto conoscenza con gli altri abitanti, prima con Victor, Attila, Ercole, Eva, Edelfa, Ada… poi con gli altri. Infine ha visto Marcello e ora vivranno insieme liberi a Rifugio Miletta, dove non saranno più “carne da macello”.

L’inizio di questa storia l’abbiamo scritto noi, tu ora puoi scriverne il lieto fine. Marcello e la sua mamma hanno bisogno anche del tuo aiuto. Diventa sostenitore per garantire loro il fabbisogno giornaliero di fieno, mangime e paglia.

Il puledrino con l’ernia

Il giorno in cui siamo intervenuti per soccorrere il puledro con il femore fratturato, avevamo notato un puledrino con un’ernia addominale ed avevamo chiesto di poterlo trasferire per poterlo curare.

Una settimana dopo siamo stati chiamati perché la situazione si era aggravata e questa è la scena che ci si è presentata davanti. I traumi che si vedono sul muso dell’animale probabilmente se li è procurati da solo, sbattendosi per il dolore.

È stato operato d’urgenza. Il tratto intestinale fuoriuscito dalla sede era piuttosto esteso ed in necrosi. Era molto sofferente, senza nessuna possibilità di guarigione, e gli stata praticata l’eutanasia.

Il veterinario che ha eseguito l’intervento sostiene che se ci fosse stato permesso di intervenire tempestivamente, le probabilità di successo sarebbero state decisamente maggiori.
Abbiamo allegato la sua dichiarazione alla denuncia.

La mamma del puledrino con l'ernia

Durante il soccorso del puledro con l’ernia addominale, la madre, magra e deperita, osservava il nostro operato. Siamo riusciti ad identificarla e siamo tornati per portarla a Rifugio Miletta… con un’amica.

Gli amici di Marcello

Dopo l’arrivo di Marcello abbiamo liberato due suoi amici, entrambi di due mesi. Una vitellina con un’ernia addominale, che opereremo non appena sarà in grado di affrontare l’intervento, e un vitellino con un’infezione polmonare, che a mala pena si reggeva sulle zampe.

Il vitellino l’avevamo chiamato Ulisse, perché lo sognavamo, da grande, in un epico trio con Ercole e Attila. Ma il destino serbava per tutti noi un piano diverso.

Nonostante le terapie per l’infezione e il cibo di qualità, Ulisse faticava a riprendere le forze quindi decidemmo di ricoverarlo all’Ospedale Veterinario Universitario Lodi.
Purtroppo, dopo alcuni giorni, anche la sua vita si è interrotta prematuramente.

La puledrina affamata che mangiava plastica

La telefonata è arrivata di sera. Una puledrina aveva dolori molto forti all’addome: una colica. Siamo corsi subito e, ottenuta l’autorizzazione per spostarla, l’abbiamo portata in una clinica specializzata in chirurgia addominale equina, dove è stata operata. Aveva l’intestino pieno dei filamenti di plastica usati per avvolgere le rotoballe. La prognosi è stata sciolta solamente 14 giorni dopo l’intervento. Speravamo di poterle presentare gli altri abitanti di Rifugio Miletta ma purtroppo, dopo 29 giorni di ricovero in clinica, Aurora ci ha lasciati.

La vitellina che non si reggeva sulle zampe

Una sera siamo stati chiamati perché c’era una vitellina che non era più in grado di reggersi sulle zampe. Dopo aver ottenuto l’autorizzazione, l’abbiamo ricoverata presso l’ambulatorio del nostro veterinario. Era estremamente debilitata a causa del poco cibo che le veniva dato.

Il giorno successivo le abbiamo costruito una struttura che le permettesse di mangiare e ruminare sorreggendosi però sulle zampe.

Purtroppo le sue condizioni erano così compromesse che, nonostante tutte le terapie e le cure ricevute, dopo 3 giorni ci ha lasciati.

Mamma e figlia pelle e ossa

Ridotta pelle e ossa con la sua puledra da allattare, sotto un sole rovente, senza cibo e acqua a disposizione, questa cavalla ha lottato per non morire, perché la sua fine sarebbe stata la fine anche di sua figlia.

Ora è al sicuro, accudita amorevolmente. Il nostro veterinario la sta seguendo insieme ad una veterinaria specializzata in neonatologia che ha in cura la puledrina.

A causa del grave e prolungato stato di denutrizione, la cavalla quando di notte si sdraiava, non aveva più la forza per rimettersi in piedi. Abbiamo dovuto aiutarla ad alzarsi con l’ausilio di un argano per diverse volte.

Lentamente, mamma e figlia, stanno migliorando.

Un mucchietto di ossa

Un pomeriggio siamo stati chiamati perché nell’allevamento era stata vista una cavalla a terra. Era estremamente magra, cachetica, la più debilitata tra tutti gli animali che abbiamo visto nell’allevamento. Abbiamo avuto molte difficoltà nell’ottenere l’autorizzazione a trasferirla in una clinica specializzata in equini, tant’è che si è reso necessario l’intervento del nostro avvocato, di una pattuglia dei Carabinieri e di un veterinario, libero professionista, che certificasse le condizioni della cavalla che, secondo qualcuno, aveva solamente saltato qualche merenda.

A mezzanotte e quaranta siamo arrivati in clinica, dov’è tutt’ora ricoverata in gravi condizioni. Il suo “body condition score” è stato valutato come 1 su 9. Il prolungato stato di malnutrizione e denutrizione ha portato a carenze molto gravi. Ancora oggi non ha le forze per alzarsi da sola quando si sdraia e dev’essere aiutata.

Epilogo

Le storie che vi abbiamo raccontato si sono svolte tra i mesi di giugno e luglio 2022.

Marcello, sua mamma, la vitellina con l’ernia, un’asina e una cavalla sono arrivate a Rifugio Miletta. Due cavalle e due puledre sono attualmente ricoverate e, se tutto procederà per il meglio, non appena saranno in condizioni migliori, potranno essere trasferite a Rifugio Miletta. Complessivamente sono 9 animali, 3 bovini e 6 equini.

La mucca cieca da un’occhio, sua figlia e la vitellina con lo squarcio sulla schiena (che ora sta bene) sono state adottate dal Rifugio Jill Phipps.

Circa un’altra quindicina di cavalli e diversi cani sono stati affidati a privati, grazie a delle volontarie che hanno lavorato per trovare delle buone adozioni.

Due giorni dopo la presentazione della nostra denuncia, con parere contrario nostro e di un’altra associazione che si occupa di equini, tutti gli altri animali rimasti all’allevamento, anziché essere sequestrati, sono stati trasferiti in un alpeggio.

Dalle informazioni in nostro possesso altri sei animali sono morti, non sappiamo se durante il trasporto o se subito dopo l’arrivo in alpeggio. Ci domandiamo se, date le precarie condizioni di salute in cui versavano molti animali, non sarebbe stato più giusto bloccare la partenza e permettere agli animali di essere curati.

La storia è molto più complessa ed articolata dei frammenti che abbiamo raccontato, ma non possiamo diffondere altri dettagli prima della chiusura delle indagini, che ci auguriamo avvenga il prima possibile.

Per tutte le vite che si sono spente nell’indifferenza, poiché “tanto erano solo carne da macello”, vogliamo giustizia.

Brenda
Menta

To be continued…

Noi li abbiamo portati fuori ma ora abbiamo bisogno del tuo aiuto per garantirgli una vita libera e serena

Per soccorrere / curare gli animali che abbiamo elencato sopra finora abbiamo investito:

  • € 15.307,24 di cure veterinarie;
  • € 1.600 donati a Rifugio Jill Phipps per contributo trasporto e mantenimento iniziale dei 3 bovini che hanno accolto;
  • € 800 per i trasporti;
  • € 1.200 per stalli (stiamo preparando le strutture per i cavalli)

per un importo complessivo di € 18.907,24

Aiutaci con una donazione a pagare le ingenti spese di questa operazione: IBAN IT93R0501801000000017196304 – PayPal: info@rifugiomiletta.org – CAUSALE: inferno.

Donazioni 63%

Donazioni ricevute con causale “Inferno”: € 11.831,90

Aggiornamento 05/09/2022: gli animali sono stati sequestrati!

Sono 174 gli animali sequestrati dai Carabinieri Forestali di Biella: 101 bovini, 60 cavalli, 7 asini e 6 muli, che ora cercano una casa sicura, senza sfruttamento e maltrattamento, fino alla loro morte naturale.

Aggiornamento 21/09/2022: gli animali sono stati dissequestrati!

La Procura di Biella ha disposto il dissequestro dei 174 animali che erano stati sequestrati il 18 agosto dai Carabinieri Forestali di Pray intervenuti insieme all’Asl di Biella. Gli animali torneranno nelle mani dell’allevatore già denunciato a luglio alla Procura di Novara per maltrattamento e ad agosto alla Procura di Biella per maltrattamento e abbandono.

Le associazioni Rifugio Miletta Odv e Horse Angels Odv si erano attivate immediatamente e già a partire dal 12 settembre avevano presentato in Procura le prime istanze di cambio di custodia giudiziale gratuita, che a oggi sono per 44 animali.

“Non ci sono parole per commentare tale decisione, evidentemente si sono ignorate le ragioni che avevano convinto i carabinieri forestali e l’asl di Biella a porre sotto sequestro preventivo gli animali in seguito alle numerose morti riscontrate” questa la dichiarazione a caldo di Alessandra Motta di Rifugio Miletta Odv.

“Profonda è la delusione nei confronti delle istituzioni che, dopo averci contattato per trovare casa agli animali, avrebbero potuto almeno consentirci di accasare le 44 creature per le quali era stato trovato affido.” Queste le parole di Roberta Ravello presidente di Horse Angels Odv.

Aggiornamento 27/09/2022: le condizioni degli animali in alpeggio

Siamo tornati all’alpeggio a verificare le condizioni degli animali dissequestrati pochi giorni fa.

Come affermiamo da giugno, quando per la prima volta eravamo entrati in quell’allevamento che avevamo definito “l’inferno alle porte di casa”, lo stato di abbandono e i segni di malnutrizione degli animali continuano ad essere evidenti.
Dei 101 bovini dichiarati in alpe ne abbiamo contati una trentina.
Gli animali continuano a morire, è necessario che le autorità ci mettano finalmente nelle condizioni di poter operare per tutelare la vita di quelli sopravvissuti.

Chi è Rifugio Miletta

A Rifugio Miletta vivono 250 animali salvati da situazioni di disagio, sofferenza e schiavitù. Al rifugio non sono più “prodotti” che devono ingrassare, morire, essere sezionati oppure devono partorire ed essere munti al fine di produrre un reddito per qualcun altro. Al rifugio gli animali sono individui, liberi di esprimersi, liberi di decidere come impiegare il proprio tempo senza dover rendere conto a nessuno.

Rifugio Miletta è anche Centro di Recupero Animali Selvatici per la provincia di Novara. Gli animali selvatici in difficoltà vengono soccorsi sul territorio, curati, riabilitati e reintrodotti in natura. In un anno soccorriamo oltre 1.700 animali selvatici e, nei periodi di punta, oltre i 250 “rifugiati” al rifugio vivono anche centinaia di selvatici.

* nella speranza che tra due anni avremo un numero di sostenitori sufficiente a sostenere tutte le spese.